Il 23 Ottobre 1999, un gruppo costituito da tre artisti eterogenei fondò un movimento artistico denominato "Distruttivismo". La vita del gruppo durò tre minuti, ed il movimento portato avanti da Oronzo Ricci è durato cinque anni. Una vita brevissima e intensissima. Già a pochi mesi dalla sua nascita aveva fatto più volte il giro del mondo, ed influenzato non solo il linguaggio artistico, ma oltre i media il linguaggio universale. Allo stato attuale, oltre gli studi regolari, sono numerosi gli irregolari che ravvivano la popolarità di questo linguaggio, con ricerche e affermazioni fra le più fantasiose, a volte ai limiti del lecito. Tutto questo rientra a pieno titolo nel percorso dei movimenti risonanti; difficilmente, anzi ritengo che non esista attività di dilettante che sia oggetto di attenzione sia di studiosi, sia da parte di aspiranti artisti frustrati, anche solo per screditare. A questo proposito torna utile raccontare un evento, fra quelli ai quali è stato attinto per la costruzione delle teorie del Distruttivismo.
La notte del quattordici luglio del trecentocinquantaquattro avanti Cristo, nasceva una creatura destinata a diventare grande, e da grande fu appunto chiamato “grande”; “il grande”: Propriamente “Alessandro il Grande”. Non si comprende bene come possa essere accaduto, ma se è vero che la nostra vita è condizionata dall’influsso delle stelle, quella notte le stelle dovevano aver prestata tutta l’attenzione al futuro grande, e avevano voltato per lo sguardo lasciando per un attimo il resto del mondo privo di attenzione. Quanto accadde quella notte ad una delle meraviglie del mondo, fu l’opera di un signore, si fa per dire “signore”, che si rese conto di non aver fatto nella vita qualcosa degna della perpetuazione del suo nome.
La mattina del quattordici si dovette alzare con un pensiero che gli martellava nel cervello:
- Potrei morire da un momento all’altro, e nessuno si ricorderà più di me. Nella c’è nulla che abbia fatto nella vita degno di essere ricordato. -
Questo pensiero dovette creare uno stato d’ansia che tranquillizzò il signore, si fa per dire, solo quando trovò l’unica soluzione possibile:
- Arrivato a questo punto, non farei in tempo a fare nulla di buono. Per tutto c’è bisogno di tempo, oltre il talento. – pesa che ti ripensa: - Ma non è necessario fare qualcosa di buono per essere ricordati; potrei fare qualcosa di non buono, di molto non buono. Peggiore sarà la cosa che farò, più probabilità avrò di rimanere nella mente dei posteri. - E gli venne un’idea straordinaria:
- Questa notte darò fuoco all’Artemison. –
Era l’Artemison il tempio di Artemide, che nella versione latina era Diana, la dea della caccia. Erodoto lo annovera fra le sette meraviglie del mondo, e i greci ne andavano orgogliosi.
Per farla breve, il nostro, si fa per dire, dette fuoco a questa meraviglia e si consegnò poi tranquillamente ai giudici, che sulle prime non gli dettero ascolto, non ritenendolo in grado di un atto del genere.
- Vi assicuro che sono stato io, io solo, da solo ho dato fuoco al tempio. -
- Ma ti rendi conto di ciò che ti spetterebbe in questo caso? Per un reato del genere c’è il supplizio della giovenca. –
- Certo, si. Il supplizio della giovenca. Sono pronto a patire il supplizio della giovenca, ma sono stato io a dare fuoco all’artemison. –
Il supplizio della giovenca consisteva nel porre il reo nel ventre di una vitella di bronzo, e nell’accendere poi un fuocherello sotto la pancia lasciando che le fiamme lambissero la superfice del metallo, che lentamente la riscaldava fino a farla diventare incandescente. Si narra che le urla del malcapitato, amplificate dalla cavità, arrivassero ad otre venti miglia. Ma tutto questo al nostro, si fa per dire, non importava nulla; anzi, fra un urlo e l’altro si scompisciava dalle risare, e ripeteva fra sé:
- Ora non potrete più dimenticarvi di me. - E così fù.
Nonostante i giudici condannassero chiunque pronunciava il suo nome, a quasi venticinque secoli il suo nome viene ricordato accompagnato ad una anomalia psichica, è questo il “complesso di Erostrato”. Soffrono di questo complesso quei signori, si fa per dire, che non potendo per mancanza di capacità fare qualcosa di buono, cercano di fare le cose peggiori. Alcuni, non potendo salire su un treno, quello che porta alla gloria, preferiscono farsi investire per legare in qualche modo il loro nome ad un evento che si ricorda nel tempo.
Il racconto di Erostrato è ricordato a memoria, per cui ci potrebbe essere qualche imprecisione, ma il senso non cambia.
Il Distruttivismo trae insegnamento da questo caso, e limitatamente al linguaggio ne tiene conto per porre l’attenzione su quei segni che con la proposta continua, piuttosto che esaltarne l’effetto provocano l’assuefazione, e smettono di comunicare. In arte è la frattura sul piano, che per similitudine è la rappresentazione del piano emozionale. La prima cosa che poniamo sul piano si aggrappa, e aderisce perfettamente. La lettura è immediata ed efficace. Con il tempo, anche la stessa cosa posta diverse volte perde di efficacia. Una frattura ricontestualizza e pone una nuova chiave di lettura, rendendo dignità e vigore anche alle cose più banali. Questo è il senso del Distruttivismo.
Il movimento ha avuto una fortuna inusitata, in parte perché riflette ed evidenzia i lati salienti del linguaggio contemporaneo, tenendo conto e confermando quanto la storia ci ha tramandato, ma anche per merito dell’”apprezzamento” da parte di quei signori, si fa per dire, che nel tentativo di gettarsi sotto questo treno contribuiscono a diffonderlo.
Il ventitré Ottobre alle ore 18.00, a Villa Bertelli Via Mazzini, 200 – Forte dei Marmi, si inaugura la mostra commemorativa “Il Distruttivismo – 23 Ottobre 1999 – 23 Ottobre 2009”, espongono Leandro Cesarali, Vittoria Angela Romei e Oronzo Ricci, componenti il gruppo storico del movimento. La mostra si protrae fino al dieci Dicembre 2009, dal venerdì alla domenica, dalle ore 16.00 alle 20.00.
domenica 4 ottobre 2009
venerdì 17 luglio 2009
Chiacchierata sulla Pigheologia al Bagno Umberto al Forte
Bagno Umberto
Via Arenile, 54
Forte dei Marmi (LU)
Telefono 0584 83.502
Sabato 25 Luglio ore 17.00
Enrica Bianchi
Presenta
VLADIMIR SWAROVSKI
"Che cos'è la Pigheologia"
quasi una chiacchierata sulla forma delle natiche
Con il “Lato B” nel linguaggio attuale si indica una particolare zona del corpo, che per vari motivi non è prudente nominare con il proprio nome. Vladimir Swarovski con la Pigheologia tenta di spiegare, con riferimenti storici, mitologici ed etici il motivo per cui questa zona è stata per due millenni innominata; l’osso iliaco, volgarmente chiamato osso dell’anca, si chiama anche, e per secoli nelle aule di anatomia era chiamato esclusivamente “innominato”. Ma l’attuale “Lato B” nel periodo preumano era il lato A; solo con l’acquisizione della stazione eretta, e con la comunicazione viso a viso il lato A è diventato il didietro, ed ora lato B.
Don Milani soleva dire che “Bisogna dire Culo al Culo, se si parla di Culo. Ma non una volta di più, né una volta di meno”. Questo per dire che si rischia di non essere chiari se si fanno giri di parole e non si usano i giusti termini, anche quando si parla di cose innominabili. Avrebbe potuto usare il luogo comune più diffuso del pane e del vino, ma preferiva il termine “Culo” in quanto è sicuramente più efficace come esempio. A questo punto proporrei di dare un colpo alla botte e una botta in testa, e chiamarlo “Lato C…”, indirizzando la giustizia al centro; anzi, senza lato, “C…” e basta. Il C… è forse la parola che si fa più fatica a pronunciare anche quando si è in argomento; ed è per questo motivo che ha diversi sinonimi e se ne parla spesso con giri di parole e perifrasi, a volte funamboliche, per cercare di evitare il termine in alcuni luoghi ritenuto di dubbio gusto.
Il motivo dell’innominabilità di questa zona anatomica, dall’origine nobilissima, è forse da ricercare appunto nell’origine. Platone racconta nel Simposio della creazione del genere umano, che Zeus modellò gli uomini accoppiati, attaccati per la schiena come gemelli siamesi. Continua lo scrittore mitologico, che gli uomini non soffrivano di ansia in quanto erano costantemente insieme all’anima gemella; erano forti, perché avevano due paia di braccia e di gambe, e la visione a trecentosessanta gradi. Gli uomini peccarono d’orgoglio, questo caso è comune alla versione mosaica, e fu per questo che Zeus li divise, e li condannò a cercarsi. Attualmente questa storia si perpetua, e si ripresenta quando diciamo di cercare l’anima gemella, o la dolce metà. Oltre non si va, e difficilmente chi non ha studiato lettere antiche o il liceo ginnasio ne è a conoscenza. Ma prosegue il racconto con il pentimento di Zeus che si impietosisce per la ferita lasciata lungo la schiena, e ordina a un dio di rimodellarla. Si narra che fu modellata così bene, che alla visione non poteva sfuggire la forma dell’impronta della divinità, che confermava l’origine divina dell’uomo, naturalmente pagana. Per gli antichi greci le natiche erano un momento di fondamentale importanza per stabilire la bellezza e il portamento, oltre che l’elemento in cui è più evidente la differenza fra l’uomo e le bestie. Fidia raccomandava ai suoi allievi di porre molta attenzione nel modellato delle natiche, in quanto è proprio lì che è racchiuso il segreto della bellezza. Con l’avvento del cristianesimo questo pezzo di storia andava rigorosamente cancellato, ed è per questo che le natiche furono interdette alla luce del sole, e fu assolutamente vietato parlarne. Oggi a ricordare che le natiche sono una peculiarità squisitamente umana, c’è il luogo comune che si usa più di frequente per “fortuna”. Gli antichi greci, tanto per ritornare ai detentori della cultura antica, ritenevano che fra i viventi solo gli umani possedessero i glutei. E questo è stato confermato con i successivi studi di anatomia. Il muscolo grande gluteo, che è il più importante nella costituzione del modellato delle natiche, ha la funzione di consentire e mantenere la stazione eretta. Va da sé che è per questa mancanza da parte del resto dei viventi che solo gli umani riescono a stare in piedi; il Diavolo, che è capace di travestirsi e mimetizzarsi fra gli uomini, non solo non possiede le natiche, non riesce nemmeno ad imitarle. La furbizia del Diavolo è tale che preferisce apparire a mezzogiorno, quando il sole è a zenit e non produce ombra. In questo modo, non producendo naturalmente ombra in quanto spirito, si confonde meglio. C’è un solo modo per scoprirlo: mostrare le natiche. Il Diavolo alla vista di un bel C…, dalla vergogna per la sua mancanza volge lo sguardo malevolo altrove portando via ogni malia. Per questo di una persona fortunata si dice che ha Culo.
Nel corso della serata, signore permettendo, si eseguiranno alcune Pigheologie. Con la Pigheologia è possibile individuare la personalità delle signore, solo delle signore, e sarà chiarita la differenza sostanziale fra natiche femminili e natiche maschili, e fra personalità e carattere.
Per questo motivo è graditissima la partecipazione delle signore, e tollerata la presenza assai discreta e senza diritto di parola dei signori, che per questa occasione vorranno cortesemente occupare i posti di fondo.
Ingresso libero. Le offerte saranno devolute alla Croce Verde Viareggio e Croce Rossa Comitato Versilia.
Per ulteriori informazioni:
Vladimir Swarovski 360 35.33.89
venerdì 12 giugno 2009
Come si fanno gli auguri gli artisti.
In bocca al lupo, e crepi il lupo. Così dicono i cacciatori, e quasi tutti. Quando si da un esame, quando si inizia qualcosa. Ma è l'augurio proprio dei cacciatori, non so perché si dice in questo modo, e nemmeno lo voglio sapere; non sono un cacciatore, ed ho un modo di fare gli auguri che è proprio della mia categoria. I pescatori sono un tantinello più volgarotti, dicono da qualche parte della balena che in alcuni casi è fuori luogo e di dubbio gusto. Guai a fare gli auguri ad un pescatore o un cacciatore senza la loro frase di rito. Gli artisti non se ne hanno a male, quelli non superstiziosi; e quelli superstiziosi anche, in quanto sono al corrente che il loro modo di augurarsi il buon esito di un'attività, oltre ad essere un tantinello più volgare di quello dei pescatori, non è molto diffuso perché sono pochissimi gli artisti.
Tutto cominciò qualche anno fa, anche un po' di più. Per essere precisi, non all'anno, ma al periodo, dobbiamo andare indietro nel tempo, a quando non c'era la televisione, ma nemmeno il cinema e l'automobile. A teatro si andava in carrozza, chi poteva permetterselo; ma quasi tutti, o in larga misura, coloro che andavano a teatro ci andavano in carrozza. Poteva capitare che qualcuno ci andasse a piedi perchè non aveva la carrozza, e non voleva mancare alla prima del tenore suo preferito, e tanto ammirato. Così capitò ad un giovinetto, che finito lo spettacolo andò nel camerino del tenore per complimentarsi ed esprimere il piacere e l'orgoglio di aver assistito alla sua rappresentazione.
- Mi consenta maestro di accompagnarla, starle vicino sarà come prendere un po' del suo talento. Studio canto, e un giorno vorrei essere bravo e famoso come lei. -
- Ma certo, mi fa piacere giovane tenore averla accanto, sapesse quanti maestri ho accompagnato io quando ero studente. -
- Passiamo dal retro maestro, sul davanti con tutte le carrozze che sono transitate e che hanno sostato, non è il caso di insozzarsi le scarpe. - Il tenore, che aveva smesso di essere dolce e cortese, con la voce impostata e il disprezzo negli occhi:
- Le auguro, tenorino, semmai dovesse diventare mai bravo e famoso come me, tanta, non tanta e basta, ma tantissima merda come quanta ce n'è in questo momento fuori
dal teatro. E' dalla merda che si percepisce la misura del successo, di anni di lavoro, sacrificio e talento. -
Detto questo senza attendere risposta, e nemmeno il tenorino che era rimasto senza parola, uscì da solo a lustrarsi le scarpe sulla misura del suo successo.
E questo il motivo per cui gli artisti si fanno gli auguri in questo modo.
Vladimir Swarovski
Tutto cominciò qualche anno fa, anche un po' di più. Per essere precisi, non all'anno, ma al periodo, dobbiamo andare indietro nel tempo, a quando non c'era la televisione, ma nemmeno il cinema e l'automobile. A teatro si andava in carrozza, chi poteva permetterselo; ma quasi tutti, o in larga misura, coloro che andavano a teatro ci andavano in carrozza. Poteva capitare che qualcuno ci andasse a piedi perchè non aveva la carrozza, e non voleva mancare alla prima del tenore suo preferito, e tanto ammirato. Così capitò ad un giovinetto, che finito lo spettacolo andò nel camerino del tenore per complimentarsi ed esprimere il piacere e l'orgoglio di aver assistito alla sua rappresentazione.
- Mi consenta maestro di accompagnarla, starle vicino sarà come prendere un po' del suo talento. Studio canto, e un giorno vorrei essere bravo e famoso come lei. -
- Ma certo, mi fa piacere giovane tenore averla accanto, sapesse quanti maestri ho accompagnato io quando ero studente. -
- Passiamo dal retro maestro, sul davanti con tutte le carrozze che sono transitate e che hanno sostato, non è il caso di insozzarsi le scarpe. - Il tenore, che aveva smesso di essere dolce e cortese, con la voce impostata e il disprezzo negli occhi:
- Le auguro, tenorino, semmai dovesse diventare mai bravo e famoso come me, tanta, non tanta e basta, ma tantissima merda come quanta ce n'è in questo momento fuori
dal teatro. E' dalla merda che si percepisce la misura del successo, di anni di lavoro, sacrificio e talento. -
Detto questo senza attendere risposta, e nemmeno il tenorino che era rimasto senza parola, uscì da solo a lustrarsi le scarpe sulla misura del suo successo.
E questo il motivo per cui gli artisti si fanno gli auguri in questo modo.
Vladimir Swarovski
sabato 6 giugno 2009
Che cos'è la Pigheologia - Calendario Pigheolo9gico 2009
Caffetteria Ginevra
Via Marchetiello, 20
Montesarchio (BN)
Martedì 9 Giugno ore 20,30
Ginevra Croce presenta
VLADIMIR SWAROVSKI
"Che cos'è la Pigheologia"
quasi una chiacchierata sulla forma delle natiche
Introduzione Calendario Pigheologico 2009
Don Milani soleva dire che “Bisogna dire Culo al Culo, se si parla di Culo. Ma non una volta di più,
né una volta di meno”. Questo per dire che si rischia di non essere chiari se si fanno giri di parole e
non si usano i giusti termini, anche quando si parla di cose innominabili. Avrebbe potuto usare il
luogo comune più diffuso del pane e del vino, ma preferiva il Culo in quanto è sicuramente più
efficace come esempio. Il Culo è forse la parola che si fa più fatica a pronunciare, anche se
l’argomento è il Culo, ed è per questo che ha diversi sinonimi e se ne parla spesso con giri di parole
e perifrasi, a volte funamboliche per cercare di evitare il termine, in alcuni luoghi ritenuto di dubbio
gusto. Perfino in anatomia c’è un osso, che è fra i più importanti nella costituzione delle natiche,
chiamato “innominato”, ed è sinonimo dell’osso iliaco volgarmente conosciuto come osso
dell’anca. Il motivo dell’innominabilità di questa zona anatomica, dall’origine nobilissima, è forse
da ricercare appunto nell’origine. Platone racconta nel Simposio della creazione del genere umano,
che Zeus modellò gli uomini accoppiati, attaccati per la schiena come gemelli siamesi. Continua lo
scrittore mitologico, che gli uomini non soffrivano di ansia, in quanto erano costantemente insieme
all’anima gemella; erano forti perché avevano due paia di braccia e di gambe, e la visione a
trecentosessanta gradi. Gli uomini peccarono d’orgoglio, questo caso è comune alla versione
mosaica, e fu per questo che Zeus li divise, e li condannò a cercarsi. Attualmente questa storia si
perpetua, e si ripresenta quando diciamo di cercare l’anima gemella, o la dolce metà. Oltre non si
va, e difficilmente chi non ha studiato lettere antiche o il liceo ginnasio ne è a conoscenza. Ma
prosegue il racconto con il pentimento di Zeus che si impietosisce per la ferita lasciata lungo la
schiena, e ordina a un dio di rimodellarla. Si narra che fu modellata così bene, che alla visione non
poteva sfuggire la forma dell’impronta della divinità che confermava l’origine divina dell’uomo,
naturalmente pagana. Per gli antichi greci le natiche erano un momento di fondamentale importanza
per stabilire la bellezza e il portamento, oltre che l’elemento in cui è più evidente la differenza fra
l’uomo e le bestie. Fidia raccomandava ai suoi allievi di porre molta attenzione nel modellato delle
natiche, in quanto è proprio lì che è racchiuso il segreto della bellezza. Con l’avvento del
cristianesimo questo pezzo di storia andava rigorosamente cancellato, ed è per questo che le natiche
furono interdette alla luce del sole, e fu assolutamente vietato parlarne. Oggi, a ricordare che le
natiche sono una peculiarità squisitamente umana, c’è il luogo comune che si usa più di frequente
per “fortuna”. Gli antichi greci, tanto per ritornare ai detentori della cultura antica, ritenevano che
fra i viventi solo gli umani possedevano i glutei. E questo è stato confermato con i successivi studi
di anatomia. Il muscolo grande gluteo, che è il più importante nella costituzione del modellato del
Culo, ha la funzione di consentire e mantenere la stazione eretta. Va da sé che è per questa
mancanza da parte del resto dei viventi che solo gli umani riescono a stare in piedi. Perfino il
Diavolo, che si traveste e si mimetizza fra gli uomini, non riesce nemmeno ad imitare le natiche. La
furbizia del Diavolo è tale che preferisce apparire a mezzogiorno, quando il sole è a zenit e non
produce ombra. In questo modo, non producendo naturalmente ombra in quanto spirito, si confonde
meglio. C’è un solo modo per scoprirlo: mostrare le natiche. Il Diavolo quando vede le natiche,
dalla vergogna volge lo sguardo malevolo altrove portando via ogni malia. Per questo di una
persona fortunata si dice che ha Culo. Il Calendario Pigheologico, giunto alla sesta edizione,
raccoglie ogni anno dodici Pigheologie fra le più diffuse, per aiutare in un’autopigheologia
casalinga. Va ricordato che la Pigheologia è l’arte dell’apparenza, non dell’essere; ciò che si deduce
dalla forma delle natiche è la personalità, non il carattere. Personalità deriva dal latino persona, che
significa maschera. Ma l’apparenza spesse volte è importante quanto l’essere. E se l’apparenza
inganna, e l’abito non fa il monaco, il Culo fa il portamento. Buon Anno a Tutte, specialmente a
Tutte.
Vladimir Swarovski
Via Marchetiello, 20
Montesarchio (BN)
Martedì 9 Giugno ore 20,30
Ginevra Croce presenta
VLADIMIR SWAROVSKI
"Che cos'è la Pigheologia"
quasi una chiacchierata sulla forma delle natiche
Introduzione Calendario Pigheologico 2009
Don Milani soleva dire che “Bisogna dire Culo al Culo, se si parla di Culo. Ma non una volta di più,
né una volta di meno”. Questo per dire che si rischia di non essere chiari se si fanno giri di parole e
non si usano i giusti termini, anche quando si parla di cose innominabili. Avrebbe potuto usare il
luogo comune più diffuso del pane e del vino, ma preferiva il Culo in quanto è sicuramente più
efficace come esempio. Il Culo è forse la parola che si fa più fatica a pronunciare, anche se
l’argomento è il Culo, ed è per questo che ha diversi sinonimi e se ne parla spesso con giri di parole
e perifrasi, a volte funamboliche per cercare di evitare il termine, in alcuni luoghi ritenuto di dubbio
gusto. Perfino in anatomia c’è un osso, che è fra i più importanti nella costituzione delle natiche,
chiamato “innominato”, ed è sinonimo dell’osso iliaco volgarmente conosciuto come osso
dell’anca. Il motivo dell’innominabilità di questa zona anatomica, dall’origine nobilissima, è forse
da ricercare appunto nell’origine. Platone racconta nel Simposio della creazione del genere umano,
che Zeus modellò gli uomini accoppiati, attaccati per la schiena come gemelli siamesi. Continua lo
scrittore mitologico, che gli uomini non soffrivano di ansia, in quanto erano costantemente insieme
all’anima gemella; erano forti perché avevano due paia di braccia e di gambe, e la visione a
trecentosessanta gradi. Gli uomini peccarono d’orgoglio, questo caso è comune alla versione
mosaica, e fu per questo che Zeus li divise, e li condannò a cercarsi. Attualmente questa storia si
perpetua, e si ripresenta quando diciamo di cercare l’anima gemella, o la dolce metà. Oltre non si
va, e difficilmente chi non ha studiato lettere antiche o il liceo ginnasio ne è a conoscenza. Ma
prosegue il racconto con il pentimento di Zeus che si impietosisce per la ferita lasciata lungo la
schiena, e ordina a un dio di rimodellarla. Si narra che fu modellata così bene, che alla visione non
poteva sfuggire la forma dell’impronta della divinità che confermava l’origine divina dell’uomo,
naturalmente pagana. Per gli antichi greci le natiche erano un momento di fondamentale importanza
per stabilire la bellezza e il portamento, oltre che l’elemento in cui è più evidente la differenza fra
l’uomo e le bestie. Fidia raccomandava ai suoi allievi di porre molta attenzione nel modellato delle
natiche, in quanto è proprio lì che è racchiuso il segreto della bellezza. Con l’avvento del
cristianesimo questo pezzo di storia andava rigorosamente cancellato, ed è per questo che le natiche
furono interdette alla luce del sole, e fu assolutamente vietato parlarne. Oggi, a ricordare che le
natiche sono una peculiarità squisitamente umana, c’è il luogo comune che si usa più di frequente
per “fortuna”. Gli antichi greci, tanto per ritornare ai detentori della cultura antica, ritenevano che
fra i viventi solo gli umani possedevano i glutei. E questo è stato confermato con i successivi studi
di anatomia. Il muscolo grande gluteo, che è il più importante nella costituzione del modellato del
Culo, ha la funzione di consentire e mantenere la stazione eretta. Va da sé che è per questa
mancanza da parte del resto dei viventi che solo gli umani riescono a stare in piedi. Perfino il
Diavolo, che si traveste e si mimetizza fra gli uomini, non riesce nemmeno ad imitare le natiche. La
furbizia del Diavolo è tale che preferisce apparire a mezzogiorno, quando il sole è a zenit e non
produce ombra. In questo modo, non producendo naturalmente ombra in quanto spirito, si confonde
meglio. C’è un solo modo per scoprirlo: mostrare le natiche. Il Diavolo quando vede le natiche,
dalla vergogna volge lo sguardo malevolo altrove portando via ogni malia. Per questo di una
persona fortunata si dice che ha Culo. Il Calendario Pigheologico, giunto alla sesta edizione,
raccoglie ogni anno dodici Pigheologie fra le più diffuse, per aiutare in un’autopigheologia
casalinga. Va ricordato che la Pigheologia è l’arte dell’apparenza, non dell’essere; ciò che si deduce
dalla forma delle natiche è la personalità, non il carattere. Personalità deriva dal latino persona, che
significa maschera. Ma l’apparenza spesse volte è importante quanto l’essere. E se l’apparenza
inganna, e l’abito non fa il monaco, il Culo fa il portamento. Buon Anno a Tutte, specialmente a
Tutte.
Vladimir Swarovski
mercoledì 27 maggio 2009
domenica 17 maggio 2009
Che cos'è la Pigheologia
Caffetteria Ginevra
Via Marchetiello, 20
Montesarchio (BN)
Martedì 9 Giugno ore 20,30
Ginevra Croce presenta
VLADIMIR SWAROVSKI
"Che cos'è la Pigheologia"
quasi una chiacchierata sulla forma delle natiche
Con il “Lato B”, nel linguaggio attuale si indica una particolare zona del corpo, che per vari motivi non è prudente nominare con il nome proprio. Vladimir Swarovski con la Pigheologia tenta di spiegare, con riferimenti storici, mitologici ed etici il motivo per cui questa zona è stata per due millenni innominata; l’osso iliaco, volgarmente chiamato osso dell’anca, si chiama anche, e per secoli nelle aule di anatomia era chiamato esclusivamente, “innominato”. Ma il lato B nel periodo preumano era il lato A; solo con l’acquisizione della stazione eretta, e con la comunicazione viso a viso il lato A è diventato il didietro, ed ora lato B.
Don Milani soleva dire che “Bisogna dire Culo al Culo, se si parla di Culo. Ma non una volta di più, né una volta di meno”. Questo per dire che si rischia di non essere chiari se si fanno giri di parole e non si usano i giusti termini, anche quando si parla di cose innominabili. Avrebbe potuto usare il luogo comune più diffuso del pane e del vino, ma preferiva il Culo in quanto è sicuramente più efficace come esempio. Il Culo è forse la parola che si fa più fatica a pronunciare, anche se l’argomento è il Culo, ed è per questo che ha diversi sinonimi e se ne parla spesso con giri di parole e perifrasi, a volte funamboliche per cercare di evitare il termine, in alcuni luoghi ritenuto di dubbio gusto. Il motivo dell’innominabilità di questa zona anatomica, dall’origine nobilissima, è forse da ricercare appunto nell’origine. Platone racconta nel Simposio della creazione del genere umano, che Zeus modellò gli uomini accoppiati, attaccati per la schiena come gemelli siamesi. Continua lo scrittore mitologico, che gli uomini non soffrivano di ansia, in quanto erano costantemente insieme all’anima gemella; erano forti perché avevano due paia di braccia e di gambe, e la visione a trecentosessanta gradi. Gli uomini peccarono d’orgoglio, questo caso è comune alla versione mosaica, e fu per questo che Zeus li divise, e li condannò a cercarsi. Attualmente questa storia si perpetua, e si ripresenta quando diciamo di cercare l’anima gemella, o la dolce metà. Oltre non si va, e difficilmente chi non ha studiato lettere antiche o il liceo ginnasio ne è a conoscenza. Ma prosegue il racconto con il pentimento di Zeus che si impietosisce per la ferita lasciata lungo la schiena, e ordina a un dio di rimodellarla. Si narra che fu modellata così bene, che alla visione non poteva sfuggire la forma dell’impronta della divinità che confermava l’origine divina dell’uomo, naturalmente pagana. Per gli antichi greci le natiche erano un momento di fondamentale importanza per stabilire la bellezza e il portamento, oltre che l’elemento in cui è più evidente la differenza fra l’uomo e le bestie. Fidia raccomandava ai suoi allievi di porre molta attenzione nel modellato delle natiche, in quanto è proprio lì che è racchiuso il segreto della bellezza. Con l’avvento del cristianesimo questo pezzo di storia andava rigorosamente cancellato, ed è per questo che le natiche furono interdette alla luce del sole, e fu assolutamente vietato parlarne. Oggi, a ricordare che le natiche sono una peculiarità squisitamente umana, c’è il luogo comune che si usa più di frequente per “fortuna”. Gli antichi greci, tanto per ritornare ai detentori della cultura antica, ritenevano che fra i viventi solo gli umani possedevano i glutei. E questo è stato confermato con i successivi studi di anatomia. Il muscolo grande gluteo, che è il più importante nella costituzione del modellato del Culo, ha la funzione di consentire e mantenere la stazione eretta. Va da sé che è per questa mancanza da parte del resto dei viventi che solo gli umani riescono a stare in piedi. Perfino il Diavolo, che si traveste e si mimetizza fra gli uomini, non riesce nemmeno ad imitare le natiche. La furbizia del Diavolo è tale che preferisce apparire a mezzogiorno, quando il sole è a zenit e non produce ombra. In questo modo, non producendo naturalmente ombra in quanto spirito, si confonde meglio. C’è un solo modo per scoprirlo: mostrare le natiche. Il Diavolo quando vede le natiche, dalla vergogna volge lo sguardo malevolo altrove portando via ogni malia. Per questo di una persona fortunata si dice che ha Culo.
Via Marchetiello, 20
Montesarchio (BN)
Martedì 9 Giugno ore 20,30
Ginevra Croce presenta
VLADIMIR SWAROVSKI
"Che cos'è la Pigheologia"
quasi una chiacchierata sulla forma delle natiche
Con il “Lato B”, nel linguaggio attuale si indica una particolare zona del corpo, che per vari motivi non è prudente nominare con il nome proprio. Vladimir Swarovski con la Pigheologia tenta di spiegare, con riferimenti storici, mitologici ed etici il motivo per cui questa zona è stata per due millenni innominata; l’osso iliaco, volgarmente chiamato osso dell’anca, si chiama anche, e per secoli nelle aule di anatomia era chiamato esclusivamente, “innominato”. Ma il lato B nel periodo preumano era il lato A; solo con l’acquisizione della stazione eretta, e con la comunicazione viso a viso il lato A è diventato il didietro, ed ora lato B.
Don Milani soleva dire che “Bisogna dire Culo al Culo, se si parla di Culo. Ma non una volta di più, né una volta di meno”. Questo per dire che si rischia di non essere chiari se si fanno giri di parole e non si usano i giusti termini, anche quando si parla di cose innominabili. Avrebbe potuto usare il luogo comune più diffuso del pane e del vino, ma preferiva il Culo in quanto è sicuramente più efficace come esempio. Il Culo è forse la parola che si fa più fatica a pronunciare, anche se l’argomento è il Culo, ed è per questo che ha diversi sinonimi e se ne parla spesso con giri di parole e perifrasi, a volte funamboliche per cercare di evitare il termine, in alcuni luoghi ritenuto di dubbio gusto. Il motivo dell’innominabilità di questa zona anatomica, dall’origine nobilissima, è forse da ricercare appunto nell’origine. Platone racconta nel Simposio della creazione del genere umano, che Zeus modellò gli uomini accoppiati, attaccati per la schiena come gemelli siamesi. Continua lo scrittore mitologico, che gli uomini non soffrivano di ansia, in quanto erano costantemente insieme all’anima gemella; erano forti perché avevano due paia di braccia e di gambe, e la visione a trecentosessanta gradi. Gli uomini peccarono d’orgoglio, questo caso è comune alla versione mosaica, e fu per questo che Zeus li divise, e li condannò a cercarsi. Attualmente questa storia si perpetua, e si ripresenta quando diciamo di cercare l’anima gemella, o la dolce metà. Oltre non si va, e difficilmente chi non ha studiato lettere antiche o il liceo ginnasio ne è a conoscenza. Ma prosegue il racconto con il pentimento di Zeus che si impietosisce per la ferita lasciata lungo la schiena, e ordina a un dio di rimodellarla. Si narra che fu modellata così bene, che alla visione non poteva sfuggire la forma dell’impronta della divinità che confermava l’origine divina dell’uomo, naturalmente pagana. Per gli antichi greci le natiche erano un momento di fondamentale importanza per stabilire la bellezza e il portamento, oltre che l’elemento in cui è più evidente la differenza fra l’uomo e le bestie. Fidia raccomandava ai suoi allievi di porre molta attenzione nel modellato delle natiche, in quanto è proprio lì che è racchiuso il segreto della bellezza. Con l’avvento del cristianesimo questo pezzo di storia andava rigorosamente cancellato, ed è per questo che le natiche furono interdette alla luce del sole, e fu assolutamente vietato parlarne. Oggi, a ricordare che le natiche sono una peculiarità squisitamente umana, c’è il luogo comune che si usa più di frequente per “fortuna”. Gli antichi greci, tanto per ritornare ai detentori della cultura antica, ritenevano che fra i viventi solo gli umani possedevano i glutei. E questo è stato confermato con i successivi studi di anatomia. Il muscolo grande gluteo, che è il più importante nella costituzione del modellato del Culo, ha la funzione di consentire e mantenere la stazione eretta. Va da sé che è per questa mancanza da parte del resto dei viventi che solo gli umani riescono a stare in piedi. Perfino il Diavolo, che si traveste e si mimetizza fra gli uomini, non riesce nemmeno ad imitare le natiche. La furbizia del Diavolo è tale che preferisce apparire a mezzogiorno, quando il sole è a zenit e non produce ombra. In questo modo, non producendo naturalmente ombra in quanto spirito, si confonde meglio. C’è un solo modo per scoprirlo: mostrare le natiche. Il Diavolo quando vede le natiche, dalla vergogna volge lo sguardo malevolo altrove portando via ogni malia. Per questo di una persona fortunata si dice che ha Culo.
Nel corso della serata, signore permettendo, si eseguiranno alcune Pigheologie. Con la Pigheologia è possibile individuare la personalità delle signore, solo delle signore, e sarà chiarita la differenza sostanziale fra natiche femminili e natiche maschili, e fra personalità e carattere.
Per questo motivo è graditissima la partecipazione delle signore, e tollerata la presenza assai discreta, possibilmente in fondo alla sala, dei signori.
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