venerdì 12 giugno 2009

Come si fanno gli auguri gli artisti.

In bocca al lupo, e crepi il lupo. Così dicono i cacciatori, e quasi tutti. Quando si da un esame, quando si inizia qualcosa. Ma è l'augurio proprio dei cacciatori, non so perché si dice in questo modo, e nemmeno lo voglio sapere; non sono un cacciatore, ed ho un modo di fare gli auguri che è proprio della mia categoria. I pescatori sono un tantinello più volgarotti, dicono da qualche parte della balena che in alcuni casi è fuori luogo e di dubbio gusto. Guai a fare gli auguri ad un pescatore o un cacciatore senza la loro frase di rito. Gli artisti non se ne hanno a male, quelli non superstiziosi; e quelli superstiziosi anche, in quanto sono al corrente che il loro modo di augurarsi il buon esito di un'attività, oltre ad essere un tantinello più volgare di quello dei pescatori, non è molto diffuso perché sono pochissimi gli artisti.
Tutto cominciò qualche anno fa, anche un po' di più. Per essere precisi, non all'anno, ma al periodo, dobbiamo andare indietro nel tempo, a quando non c'era la televisione, ma nemmeno il cinema e l'automobile. A teatro si andava in carrozza, chi poteva permetterselo; ma quasi tutti, o in larga misura, coloro che andavano a teatro ci andavano in carrozza. Poteva capitare che qualcuno ci andasse a piedi perchè non aveva la carrozza, e non voleva mancare alla prima del tenore suo preferito, e tanto ammirato. Così capitò ad un giovinetto, che finito lo spettacolo andò nel camerino del tenore per complimentarsi ed esprimere il piacere e l'orgoglio di aver assistito alla sua rappresentazione.
- Mi consenta maestro di accompagnarla, starle vicino sarà come prendere un po' del suo talento. Studio canto, e un giorno vorrei essere bravo e famoso come lei. -
- Ma certo, mi fa piacere giovane tenore averla accanto, sapesse quanti maestri ho accompagnato io quando ero studente. -
- Passiamo dal retro maestro, sul davanti con tutte le carrozze che sono transitate e che hanno sostato, non è il caso di insozzarsi le scarpe. - Il tenore, che aveva smesso di essere dolce e cortese, con la voce impostata e il disprezzo negli occhi:
- Le auguro, tenorino, semmai dovesse diventare mai bravo e famoso come me, tanta, non tanta e basta, ma tantissima merda come quanta ce n'è in questo momento fuori
dal teatro. E' dalla merda che si percepisce la misura del successo, di anni di lavoro, sacrificio e talento. -
Detto questo senza attendere risposta, e nemmeno il tenorino che era rimasto senza parola, uscì da solo a lustrarsi le scarpe sulla misura del suo successo.
E questo il motivo per cui gli artisti si fanno gli auguri in questo modo.

Vladimir Swarovski

sabato 6 giugno 2009

Che cos'è la Pigheologia - Calendario Pigheolo9gico 2009

Caffetteria Ginevra
Via Marchetiello, 20
Montesarchio (BN)
Martedì 9 Giugno ore 20,30
Ginevra Croce presenta
VLADIMIR SWAROVSKI
"Che cos'è la Pigheologia"
quasi una chiacchierata sulla forma delle natiche






Introduzione Calendario Pigheologico 2009

Don Milani soleva dire che “Bisogna dire Culo al Culo, se si parla di Culo. Ma non una volta di più,
né una volta di meno”. Questo per dire che si rischia di non essere chiari se si fanno giri di parole e
non si usano i giusti termini, anche quando si parla di cose innominabili. Avrebbe potuto usare il
luogo comune più diffuso del pane e del vino, ma preferiva il Culo in quanto è sicuramente più
efficace come esempio. Il Culo è forse la parola che si fa più fatica a pronunciare, anche se
l’argomento è il Culo, ed è per questo che ha diversi sinonimi e se ne parla spesso con giri di parole
e perifrasi, a volte funamboliche per cercare di evitare il termine, in alcuni luoghi ritenuto di dubbio
gusto. Perfino in anatomia c’è un osso, che è fra i più importanti nella costituzione delle natiche,
chiamato “innominato”, ed è sinonimo dell’osso iliaco volgarmente conosciuto come osso
dell’anca. Il motivo dell’innominabilità di questa zona anatomica, dall’origine nobilissima, è forse
da ricercare appunto nell’origine. Platone racconta nel Simposio della creazione del genere umano,
che Zeus modellò gli uomini accoppiati, attaccati per la schiena come gemelli siamesi. Continua lo
scrittore mitologico, che gli uomini non soffrivano di ansia, in quanto erano costantemente insieme
all’anima gemella; erano forti perché avevano due paia di braccia e di gambe, e la visione a
trecentosessanta gradi. Gli uomini peccarono d’orgoglio, questo caso è comune alla versione
mosaica, e fu per questo che Zeus li divise, e li condannò a cercarsi. Attualmente questa storia si
perpetua, e si ripresenta quando diciamo di cercare l’anima gemella, o la dolce metà. Oltre non si
va, e difficilmente chi non ha studiato lettere antiche o il liceo ginnasio ne è a conoscenza. Ma
prosegue il racconto con il pentimento di Zeus che si impietosisce per la ferita lasciata lungo la
schiena, e ordina a un dio di rimodellarla. Si narra che fu modellata così bene, che alla visione non
poteva sfuggire la forma dell’impronta della divinità che confermava l’origine divina dell’uomo,
naturalmente pagana. Per gli antichi greci le natiche erano un momento di fondamentale importanza
per stabilire la bellezza e il portamento, oltre che l’elemento in cui è più evidente la differenza fra
l’uomo e le bestie. Fidia raccomandava ai suoi allievi di porre molta attenzione nel modellato delle
natiche, in quanto è proprio lì che è racchiuso il segreto della bellezza. Con l’avvento del
cristianesimo questo pezzo di storia andava rigorosamente cancellato, ed è per questo che le natiche
furono interdette alla luce del sole, e fu assolutamente vietato parlarne. Oggi, a ricordare che le
natiche sono una peculiarità squisitamente umana, c’è il luogo comune che si usa più di frequente
per “fortuna”. Gli antichi greci, tanto per ritornare ai detentori della cultura antica, ritenevano che
fra i viventi solo gli umani possedevano i glutei. E questo è stato confermato con i successivi studi
di anatomia. Il muscolo grande gluteo, che è il più importante nella costituzione del modellato del
Culo, ha la funzione di consentire e mantenere la stazione eretta. Va da sé che è per questa
mancanza da parte del resto dei viventi che solo gli umani riescono a stare in piedi. Perfino il
Diavolo, che si traveste e si mimetizza fra gli uomini, non riesce nemmeno ad imitare le natiche. La
furbizia del Diavolo è tale che preferisce apparire a mezzogiorno, quando il sole è a zenit e non
produce ombra. In questo modo, non producendo naturalmente ombra in quanto spirito, si confonde
meglio. C’è un solo modo per scoprirlo: mostrare le natiche. Il Diavolo quando vede le natiche,
dalla vergogna volge lo sguardo malevolo altrove portando via ogni malia. Per questo di una
persona fortunata si dice che ha Culo. Il Calendario Pigheologico, giunto alla sesta edizione,
raccoglie ogni anno dodici Pigheologie fra le più diffuse, per aiutare in un’autopigheologia
casalinga. Va ricordato che la Pigheologia è l’arte dell’apparenza, non dell’essere; ciò che si deduce
dalla forma delle natiche è la personalità, non il carattere. Personalità deriva dal latino persona, che
significa maschera. Ma l’apparenza spesse volte è importante quanto l’essere. E se l’apparenza
inganna, e l’abito non fa il monaco, il Culo fa il portamento. Buon Anno a Tutte, specialmente a
Tutte.



Vladimir Swarovski